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ROMA. Una mostra dedicata ad Akbar il Grande e alla cultura Moghul.

Pubblicato su da Miriampaola

ROMA. Una mostra dedicata ad Akbar il Grande e alla cultura Moghul.

ROMA. E' un viaggio nella storia dell'India del XVI secolo e in particolare nel mondo dell'imperatore Akbar Il Grande, la mostra che aprirà dal 23 ottobre al 3 febbraio 2013 nelle sale di Palazzo Sciarra Museo Fondazione Roma. Curata da Gian Carlo Calza e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei promossa dalla Fondazione Roma, proporrà al visitatore unha mostra per la prima volta in Italia e unica al mondo grazie al numero di opere presentate e per la completezza documentale e temporale.

Articolata in cinque sezioni, l'esposizione rievoca l'ambiente storico-sociale e culturale dell'epoca dell'imperatore della dinastia Moghul e la ricchezza e lo splendore della corte proponendo dipinti, miniature di libri, rarissimi tappeti, oggetti e armi tempestate di pietre preziose. D'altronde un nucleo di oltre 150 opere traccia le linee guida di quello che rappresentò il più grande sovrano del mondo in quel XVI secolo. La sua storia racconta della conquista di un impero alla cui guida Akbar ascese a soli 13 anni. Jalaluddin Muhammad Akbar (1542-1605) terzo della dinastia Moghu, regnò per 50 anni su un territorio che si estendeva dall'Afghanistan al Bengala, dall'Himalaya al Godavari, una vastità incredibile, un risultato ottenuto da un lato con la iniziale conquista militare del generale sciita Bairan Khan che tenne la reggenza data la giovane età del nuovo imperatore, ma dopo la morte del generale reggente e divenuto imperatore a 19 anni, con un controllo del territorio mantenuto sulla base dell'integrazione di tutte le fedi religiose e sul costante contatto mantenuto con le terre dominate grazie ad una corte itinerante.

Era inolte analfabeta ma quello che poteva diventaressere un handicap per l'imperatore divenne uno strumento di crescita, un'opportunità per la cultura e per l'arte. Fece tradurre, infatti, i testi scientifici e religiosi indiani dal sanscrito al persiano, fece realizzare manoscritti miniati che, tramite le figure, gli permettevano di capire quello che non riusciva a leggere. Un patrimonio immenso che componeva la biblioteca di corte, vastissima e per molti si trattò di veri e propri capolavori dell'arte miniaturista moghul. Akbar non voleva figure fantasiose, nemmeno se il libro trattava di mitologia o religione o fantasia. Il suo è un realismo che permette a noi, oggi, di scoprire come era la vita all'epoca. Un realismo che però non è stato una "immagine fotografica" perché pur sempre mutuato dalla mano dell'artista e dall'interpretazione del soggetto rappresentato; una verità percepita e interpretata. Nell'atelier realie di Akbar il primo dei tre grandi imperatori moghul che promosse la pittura (1556-1605) lavoravano oltre un centinaio di artisti che provenivano da ogni parte dell'impero, un melting point culturale di straordinaria forza creativa.

La mostra ce ne offre un assaggio molto importante per conoscere e approfondire un aspetto originale e una visione speciale dell'India e della sua cultura.

In contemporanea con la mostra, la Fondazione Roma-Arte-Musei organizza la manifestazione "Bollywood Film Meeting Roma" presso il Teatro Quirinetta dal 29 novembre al 9 dicembre per parlare delle nuove tendenze della produzione cinematografica in ingua hindi di Mumbai